Autotest per l’Hiv. Che cos’è e come funziona?

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Da più di un anno è in commercio un autotest per la diagnosi dell’HIV. Si può acquistare in farmacia e non è necessaria l’impegnativa del medico. L’introduzione di questo dispositivo, che costa soltanto 20 euro, rappresenta certamente un fatto positivo: consente infatti di testarsi a chi ha difficoltà a rivolgersi ai centri di screening.Ma non mancano dubbi e perplessità riguardo alla possibilità di conoscere il proprio stato sierologico da soli a casa, senza il supporto di uno psicologo o di medici, infermieri, counselor (come avviene, invece, al Gay Center di Roma).

La prevenzione come cura

Il presupposto dal quale partire è che ampliare il numero di diagnosi precoci è molto importante per le persone con HIV. Prima si scopre l’eventuale contagio e prima si accede alle terapie e maggiore è la probabilità di vivere a lungo e in salute. Inoltre questo è uno strumento utile alla lotta alla propagazione del virus causato da una persona inconsapevole di essere sieropositiva.

L’introduzione dell’autotest potrebbe rappresentare un valido strumento per centrare l’obiettivo che l’Unaids si è prefissato entro il 2020. È definito target “90- 90-90” affinché entro quella data il 90% delle persone sieropositive conosca il proprio stato, il 90% dei sieropositivi abbia accesso alle terapie e il 90% dei sieropositivi già in terapia riesca a sopprimere la carica virale. Su tutti e tre i punti l’Italia è in deciso ritardo.

Come spesso accade con l’Aids/Hiv, però, anche il self-test avviene “nell’ombra”, quasi a confermare lo stigma che colpisce chi ha contratto il virus o sospetta di esserne stato contagiato. Non sono promosse campagne di pubblicità progresso e sul web compaiono pochissime informazioni mediche e di somministrazione, con le ricerche in Rete che rimandano ai siti sui quali è possibile acquistare il prodotto. Decisamente troppo poco.

L’autotest è certamente utile per chi è consapevole di aver avuto un rapporto a rischio, ma non fornisce in modo esaustivo informazioni quali – per esempio – il periodo finestra. Questo periodo, tecnicamente denominato di siero conversione, può durare fino a tre mesi. Questo significa che le infezioni da Hiv avvenute nel corso dell’ultimo trimestre potrebbero non essere rilevate dal test.

L’affidabilità, comunque, è molto alta: secondo le statistiche, il 100% dei soggetti sieropositivi e il 99,8% di quelli sieronegativi ottiene un risultato corretto.

Appare chiaro, dunque, quanto sarebbe utile una campagna di informazione, condotta principalmente attraverso i medici di base, per mettere in evidenza:

  • l’utilità del test
  • l’affidabilità del self test
  • l’opportunità di riservatezza offerta a chi teme di aver contratto il virus
  • la libera vendita senza obbligo di ricetta
  • quanto il test rappresenti un passo avanti per la salute pubblica
  • la possibilità di eseguirlo presso il proprio medico di baseDa questi dati risulta del tutto evidente l’importanza di questo dispositivo. Eppure, a oltre un anno dalla commercializzazione, non tutte le farmacie hanno l’autotest in magazzino. Pertanto è necessario prenotarlo, con l’effetto che viene annullato l’effetto “semplificazione” legato alla sua ideazione. E le persone più timorose o meno motivate potrebbero desistere davanti a questa difficoltà.

Come funziona

Fare l’autotest è relativamente semplice, sebbene la comprensibile ansia del momento possa rendere le operazioni più macchinose di quanto lo siano nella realtà. Per eseguire materialmente il test sono necessari cinque minuti, ai quali vanno aggiunti 15 minuti per scoprire l’esito.

Il foglio illustrativo spiega passo dopo passo tutte le fasi. Tuttavia, proprio a causa dell’agitazione e della paura, è consigliabile leggere almeno due volte il bugiardino prima dell’esecuzione. A questo link potete trovare la versione digitalizzata: http://www.autotest-sante.com/medias/fichiers/notice_it_v3.pdf

A questo link trovate invece un video tutorial sufficientemente chiaro: https://www.youtube.com/watch?v=xUgdxswhXos&t=116s. Vale la pena sottolineare che all’estero ci sono tutorial istituzionali, mentre in Italia è necessario affidarsi all’iniziativa di privati o volenterosi.

Per concludere, il mio consiglio è di eseguire il test (prenotando una visita presso il proprio medico di base portando con sé l’autotest se il medico è una persona di fiducia e scevra da pregiudizi), in alternativa con il partner, un amico di fiducia o un parente caro e sensibile. L’eventuale scoperta di sieropositività potrebbe essere destabilizzante e difficilmente gestibile. In tale caso va sempre fatto il test in ospedale, quindi raccomando di rivolgersi immediatamente a una struttura pubblica per l’esecuzione del test tradizionale e cominciare la terapia che, se seguita in modo corretto, in breve tempo rende il virus non rilevabile. In questo modo la vostra salute sarà perfettamente regolare, con un’aspettativa di vita equiparabile a quella di una persona sana, e non rischierete di contagiare altri.

Per avere informazioni riguardo ai primi passi da compiere dopo aver scoperto di essere sieropositivi è utile anche rivolgersi a circoli omosessuali (che di solito dispongono di counselor o psicologi) o contattare strutture come Anlaids, Lila, NPS, Nadir.

Per sapere come funzionano la PrEP e la PeP in Italia vi rimando a questo mio articolo: https://gianfrancogeraci.com/2018/01/22/per-una-psicologia-della-prevenzione-dellhiv-come-funziona-la-prep-in-italia/.

 

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