I toni allarmistici dei media sui comportamenti dei giovani
I media parlano frequentemente dei giovani in toni allarmistici:abuso di sostanze, consumo compulsivo di beni, dipendenza da internet, comportamenti sessuali rischiosi, legami relazionali abusanti. Eppure, tanto più se ne parla con toni allarmistici, tanto meno le autorità o agenzie preposte sembrano intervenire in modo sistematico ed educativo.
Non è mia intenzione sostenere reazioni estreme, né invocare una stretta repressiva sui comportamenti giovanili come militarizzare le strade o credere che tutto si risolva con un aumento delle pene: in una comunità complessa le soluzioni non sono mai così semplici.
Occorre invece un’analisi più profonda del concetto di “trasgressione”, o meglio, su quello di “rischio” di cui la “trasgressione alla regola” fa parte. Sembra che l’intera società abbia ormai fatto propria l’idea che gli adolescenti debbano per necessità, vocazione, destino ineluttabile “rischiare”. L’adolescenza è un’età in cui si “deve” sperimentare il limite, l’estremo, la soglia.
Ma proviamo a riflettere su questa associazione tra giovani e trasgressione:
perché le notizie dei media e le conseguenti discussioni si concentrano esclusivamente su fatti eclatanti? Solo notizie su abusi del weekend, violenza a scuola, in coppia, in famiglia o allo stadio?
Mai una notizia su studi che raccolgono, le difficoltà, la confusione, l’incertezza della condizione giovanile e adolescenziale!
E perché nessuno parla di quanto i media (con le svariate diffusioni di immagini su ogni schermo) e la pubblicità amplificano immagini di giovani considerati vitali quando praticano sport estremi, notti sfrenate, consumi costosi e cool, sessualità promiscua e uso di sostanze?
Il ruolo degli adulti
È così difficile vedere che anche gli adulti giocano un ruolo in questo schema, oscillando tra ammirazione e condanna , nostalgia e rifiuto? Se ci osservassimo, non come antagonisti ma come comunità in cui ognuna gioca un ruolo (più o meno consapevolmente) sarebbe più facile riconoscere la confusione che generiamo mescolando intolleranza e tolleranza, condanna e ammirazione, istigazione a consumi eccessivi e la loro condanna, dimenticando l’unica cosa che si dovrebbe fare: fornire strumenti di protezione e informazione. Perché il vero rischio nell’adolescenza consiste nel quotidiano e nel banale: i ragazzi rischiano perché hanno difficoltà a proteggersi piuttosto che per ricerca del brivido.
Una rilettura dei comportamenti a rischio dei giovani
Tra i comportamenti a rischio dei giovani più frequenti infatti troviamo:
- Malattie sessualmente trasmissibili: perché sono troppo insicuri per pretendere rapporti protetti.
- Difficoltà emotive, affettive , relazionali: perché non c’è alcun piano di educazione emotiva, affettiva relazionale e sessuale nelle scuole di nessun grado.
- Disturbi alimentari e problemi di salute: legati al non ascolto o alla confusione di immagini che peggiorano il processo di accettazione del proprio corpo.
- Abbandono scolastico o emarginazione: perché i giovani non credono di poter raggiungere più alcuna meta.
- Uso improprio di internet e dei social media: perché non c’è alcuna vigilanza, e soprattutto nessuna altra agenzia di informazione ritenuta attendibile dai giovani.
Rischi normali, silenziosi, che raramente fanno notizia, ma che hanno conseguenze profonde e durature.
Un nuovo modello educativo
È tempo che la collettività, le istituzioni, le amministrazioni si assumano la responsabilità di prevenire questi comportamenti a rischio “normali” e diffusi, non con imposizioni dall’alto ma rendendo i giovani protagonisti attivi di un sistema educativo moderno e non ideologico. Serve un modello educativo e informativo che punti a chiedere loro cosa hanno bisogno di sapere in questo tempo di continui mutamenti.
Gli adolescenti e i giovani vanno resi i partecipi e co-autori del processo di riflessione sulla loro condizione attuale e sul loro futuro. Solo così si finirà di considerarli orale vittime, ora i carnefici della devianza ma solo i cittadini più fragili ed esposti a mutazioni e complessità che tutti noi, nessuno escluso, contribuiamo a generare.
Ma sul come farlo, ci sarà modo di approfondire.
Se vuoi iniziare un percorso terapeutico, scrivimi a g.geraci@gmail.com
