Aggiungi un poliziotto a tavola

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Oggi la maggior parte delle donne e un numero sempre crescente di uomini si sente sovrappeso o fuori forma, a prescindere dalle loro caratteristiche reali. La paura di essere grasso o di ingrassare rende spesso più vulnerabili e finisce per condizionare negativamente lo stile alimentare.Si ricorre, quindi, in maniera smodata a diverse diete seguendo ora un articolo su un giornale, ora un consiglio dell’amico, quasi mai un medico dietologo. La conseguenza è che non si dimagrisce in modo duraturo e si è sempre a dieta.

Un fenomeno paradossale, poiché da un lato non si raggiunge mai la linea desiderata e dall’altro si instaura un atteggiamento di limitazione continua nell’assunzione dei cibi. Questo con il tempo porta a una sorta di “angoscia da dieta” i cui tre principali meccanismi sono:

  • una classificazione dei cibi in “buoni e cattivi”
  • la perdita di alcune sensazioni naturali
  • i sensi di colpa.

Il primo meccanismo trasforma la mente del soggetto in una specie di poliziotto che nega l’ingestione di qualsiasi cibo che possa contenere dei supposti elementi “cattivi”(in genere grassi e zuccheri,) permettendola, invece, ai presunti “buoni” (verdure, fibre, complessi vitaminici, ecc).

Il secondo meccanismo, conseguenza del precedente, porta il soggetto a non tenere più conto delle reali necessità, finendo col danneggiare la naturale capacità di regolarsi secondo sensazioni come fame, gusto, sazietà.

Il terzo meccanismo si presenta quando la forza di volontà che sostiene le privazioni inevitabilmente cede: il soggetto si ritrova così a mangiare smodatamente e avverte un acutissimo senso di colpa. Tale sentimento, in misura minore, si avverte ogni giorno quando si presume di fare piccoli strappi alla regola o non si ha tempo di controllare ciò che si ingerisce.

Questi fenomeni si accompagnano ad altre inquietudini: il non sapere più cosa mangiare, la sensazione di avere una dieta povera o poco varia, la perdita del piacere della tavola, l’ansia rispetto a un invito a cena o una gita fuori porta. Alla lunga le ripercussioni psicologiche possono essere diverse. Innanzitutto irritabilità, sensibilità allo stress, difficoltà di concentrazione, problemi di autostima fino, nei casi più gravi, a organizzare la propria esistenza intorno a questa lotta.

Venire fuori da questo circolo vizioso è difficile ma non impossibile. Molti ce la fanno da soli e con l’aiuto del proprio medico di famiglia. Essi, in qualche modo, arrivano a riconsiderare l’importanza del cibo come nutrimento non solo fisico ma anche psicologico, sociale e “spirituale”. Se aiutate anche dai propri cari, queste persone finiscono per dare meno importanza alla linea.

Se invece non ci si riesce da soli, bisognerà considerare un aiuto psicologico. Insieme al terapeuta si  lavora sulle emozioni, le fantasie e gli atteggiamenti che si hanno rispetto a cibo, le idee riguardo alla linea e al proprio corpo. Essere consapevoli delle idee e dei meccanismi inconsci che influenzano questi aspetti della propria vita, renderà più agevole e realistica l’elaborazione di una strategia che riporti la pace e il piacere alla fondamentale esperienza del nutrirsi.

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