Paternità gay

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Da un numero sempre crescente di ricerche italiane si apprende che, nel nostro Paese, un gay e una lesbica su cinque oltre i 40 anni hanno almeno un figlio. Si tratta di più di 100mila bambini o ragazzi italiani.Di fronte a questa realtà, sia l’abolizione dei pregiudizi che un’opinione realistica e serena sono obiettivi primari per tutti e in particolare per educatori, medici, psicologi e legislatori.

Recenti studi, anche italiani, ci forniscono indicazioni molto interessanti sulla paternità
omosessuale:

  • Fare coppia con un partner del proprio sesso oggi include sempre più il desiderio di avere un figlio, anche se poi non è facile riuscirci per varie ragioni
  • Per molti uomini omo-bisessuali, diventati padri in seguito a relazioni eterosessuali ancora in essere, oggi è più semplice fare coming out. Questo determina una crisi, il cui superamento comporta un faticoso percorso che spesso si conclude con l’interruzione del matrimonio pur mantenendo un patto di co-genitorialità. Altre volte il matrimonio prosegue ma si trasforma in un’amicizia coniugale
  • Per tutti la paternità rimane una parte fondamentale della propria identità. Il senso di responsabilità è rafforzato inoltre dalla consapevolezza che, comunque, esistono possibili conseguenze sociali sulla vita dei loro figli determinate dal proprio coming out
  • La preoccupazione principale di questi padri è trovare i modi e i tempi più adatti per parlare ai figli del loro orientamento senza che ciò provochi in loro sofferenza o li danneggi. Tali preoccupazioni sono a volte realistiche, altre volte immaginarie
  • Un dato interessante è che i padri gay cercano già durante il matrimonio di preparare un eventuale coming out, educando i propri figli al rispetto per le differenze e all’apertura mentale. Una pratica sempre salutare per tutti
  • Molti studi sono a sostegno del fatto che i figli finiscono per comprendere senza grossi problemi l’omosessualità paterna. Ciò che conta è la qualità della relazione pregressa al coming out: se essa si è basata su comunicazione e affetto, a una prima confusione o crisi farà seguito la comprensione.
  • Importante è anche l’età: i figli più piccoli sembrano avere maggiore facilità a comprendere poiché più si cresce e maggiore è l’interiorizzazione dei pregiudizi sociali
  • I figli piccoli soffrono più della separazione dei genitori che della rivelazione dell’omosessualità paterna
  • Le difficoltà paterne nel vivere serenamente la propria omosessualità derivano da fattori quali l’educazione ricevuta e gli apprendimenti degli stereotipi sociali. Spesso l’intervento psicologico, individuale o di coppia, può aiutare ad affrontare queste difficoltà ma è di grande importanza anche il supporto sociale, oggi per fortuna sempre più ampio
  • Da tutti questi studi risulta chiaro che l’orientamento omosessuale non ha alcuna correlazione con la genitorialità, ossia il desiderio di paternità. L’omo-affettività non influisce sulla capacità di svolgere il ruolo paterno sia nei confronti dei figli avuti nell’ambito di una relazione eterosessuale, sia nei confronti di quelli che si vorrebbero avere – o adottare – laddove le leggi lo consentano.

Una risposta a "Paternità gay"

  1. Pienamente d’accordo, aggiungerei che i figli che acquisiscono la consapevolezza di un genitore gay, si sentono speciali perché amati non solo dai genitori biologici ma anche dal compagno del padre. Alla base di tutto c’è l’intelligenza dei genitori ed in modo particolare della mamma, responsabili e non vendicativi.

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