Aiuto dottore, sono incinto!

figlio

La ricerca psicologica, da sempre impegnata nello studio del rapporto madre-bambino in ogni sua fase, negli ultimi anni non ha trascurato di indagare la situazione del padre prima e dopo la gravidanza.Da tempo, come clinico e come uomo, ho notato che i novelli padri si trovano in una situazione altrettanto particolare: oggi (al contrario di ieri) tutti si aspettano una loro partecipazione attiva al periodo della  gravidanza e anche loro sono sottoposti a maggiori sentimenti di preoccupazione, ansia, apprenzione, che li mettono maggiormente in difficoltà nel rappresentare quel ruolo di stabilità, sicurezza e protezione che ci si è sempre aspettato da loro.

Trovare conforto nei normali strumenti di informazioni come giornali, magazine o libri non è agevole perché mentre, giustamente, prolifica l’editoria dedicata alle mamme, un po’ ingiustamente quella dedicata ai papà è ridotta all’osso.

Conoscere invece i sentimenti, spesso contrastanti, che un neo-papà può provare, è certamente di stimolo per ognuno.

L’osservazione psicologica può enumerare almeno sette forme principali di paure e preoccupazioni che gli uomini di solito si tengono per sé:

  1. Timore di vedere la nascita: è la paura più generalizzata che i padri sperimentano quando vogliono assistere al parto. L’idea della visione del sangue e dei fluidi spesso induce timori di sentirsi male e conseguentemente di essere di impaccio.
  2. La responsabilità: “Ero un giovanotto senza pensieri e da un giorno all’altro sono diventato l’unico sostegno di una famiglia di tre persone”. Le preoccupazioni relative alla responsabilità di farcela economicamente (e non solo) sono una paura diffusissima soprattutto alla nascita del primo figlio. Il grado di precarietà lavorativa al quale oggi assistiamo complica ulteriormente tale disagio.
  3. Il dubbio inconscio: un’eredità che l’uomo moderno si porta dal passato deriva dall’essere sostanzialmente escluso dal mistero della creazione di una nuova vita ed è il dubbio sulla propria paternità. Esso spesso rimane inespresso e può originarsi anche dalla paura di non essere all’altezza  di un tale compito.
  4. La perdita: “All’improvviso mi prende la paura che mia moglie e il bambino non ce la facciano a superare la gravidanza”.   Questo timore, seppure oggigiorno sembri infondato, ha radici nel nostro ancora recente passato dove, appena due generazioni fa, il parto costituiva effettivamente un rischio per la donna e il nascituro. Queste storie, così come le favole e i racconti, sono ancora “nell’aria” e costituiscono nel bene e nel male un’eredità comune.
  5. La malattia: Sebbene, grazie alla tecnica, oggi i papà sappiano per tempo e con certezza l’iter corretto della gravidanza, spesso segretamente rimane il terribile timore che il bimbo possa nascere con complicanze o malformazioni. Per la nostra mente, fino alla nascita, il bimbo appartiene a un territorio ignoto e invisibile: è proprio il timore dell’ignoto che può deformare le nostre fantasie.
  6. Il rivale : “In un certo senso mi sento già messo da parte”, oppure: “Già adesso è più difficile la stessa intimità fisica di prima”, e ancora: “È quasi come se l’unica relazione importante fosse quella che lei ha con lui. Io, in un certo senso, sono l’ultima ruota del carro…”. Il volgersi psicologicamente al proprio interno della madre, naturale e necessario all’ istituirsi un legame privilegiato con la vita che sta crescendo dentro di lei, può determinare sentimenti di esclusione nel compagno. Questi sentimenti, non correttamente interpretati, possono generare la fantasia che la compagna abbia perso interesse o che ci abbia abbandonati. Non di rado, proprio tali fantasie innescano conflitti nella coppia.
  7. Vita e morte: Finché non diventa padre, un uomo continua a sentirsi parte dell’ultima generazione: una persona che ha tutta la vita davanti a sé. Improvvisamente, invece, si diventa consapevoli del ciclo biologico della vita. Paradossalmente ci si può sentire più prossimi alla morte dopo aver contribuito all’inizio di una nuova vita.

La maggior parte dei futuri padri affrontano completamente da soli queste e altre loro legittime preoccupazioni.

Al contrario di altri aspetti della propria vita, evitano accuratamente di cercare l’appoggio nella propria compagna per il timore, socialmente indotto, di sovraccaricarla o turbarla. Invece è dimostrato che la possibilità di confidarsi con la compagna e con altri componenti della propria comunità aiuta un processo di paternità più sereno e coinvolgente e favorisce un legame di coppia più profondo (cosa altrettanto indispensabile per il nascituro).

Il futuro padre non può essere incluso a pieno titolo nella gravidanza e nella nascita se anche queste paure e preoccupazioni non trovano legittima cittadinanza. Proviamo tutti a favorirne il riconoscimento e l’accettazione negli uomini, nelle loro compagne, nelle famiglie e nella società in generale.

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