Il piano inconscio del paziente

La Control Mastery Theory sottolinea il ruolo attivo che ogni paziente ha all’interno del processo psicoterapeutico: ognuno di noi giunge in terapia motivato a superare i suoi problemi e si adopera inconsciamente per questo.Durante i primi incontri cerca di fornire al terapeuta tutte le informazioni che possano aiutarlo a comprendere gli obiettivi che vuole raggiungere con la terapia, le credenze patogeneche lo ostacolano, i sensi di colpa ad esse associati e i traumi da cui esse sono originate. Inoltre, cerca di far capire al terapeuta ciò di cui ha bisogno per stare bene: l’atteggiamento da tenere con lui, i modi con cui può aiutarlo a disconfermare le sue credenze patogene, cioè che test gli farà e in che modo vorrà che il terapeuta gli risponda, e le acquisizioni (insight) a cui è utile che egli giunga per riuscire a padroneggiare i suoi problemi e a raggiungere i suoi obiettivi.

Il piano articola quindi le modalità e la successione con cui il paziente testerà le sue credenze patogenebasandosi su considerazioni di sicurezza: in genere, le credenze patogene che sente come più minacciose verranno messe alla prova solo quando si sentirà sufficientemente al sicuro all’interno della relazione terapeutica. Il piano del paziente, pur essendo abbastanza preciso, non è però una mappa fissa, ma una strategia relativamente flessibile per il raggiungimento dei propri obiettivi e la disconferma delle proprie credenze patogene. Infatti, il paziente può modulare il proprio piano in base alle caratteristiche e alle tecniche del terapeuta o ai cambiamenti che intercorrono nella sua vita con il progredire della terapia.

Lo psicoterapeuta deve aiutare il paziente a realizzare il suo piano, deve essere sempre dalla sua parte: deve affiancarlo nel raggiungimento dei suoi obiettivi e nel superamento delle sue credenze patogene. Pertanto, è indispensabile che comprenda il piano del paziente e decida come comportarsi con lui e come intervenire in base a questo. Una buona terapia non può quindi essere che caso-specifica, perché ogni paziente ha obiettivi e credenze differenti e modi diversi per metterle alla prova.

La formulazione del piano è quindi il primo passo che il clinico deve compiere quando prende in carico un paziente. Nei primi colloqui, la storia che il paziente presenta della sua vita, delle sue relazioni, dei suoi problemi e dei suoi sintomi e il modo con cui si rapporta al terapeuta e reagisce ai suoi interventi forniranno le informazioni utili a individuare gli elementi costitutivi del piano. Per valutare l’accuratezza delle sue inferenze, e modificarle se necessario, il terapeuta dovrà prestare attenzione alle risposte del paziente ai suoi interventi. Infatti, un intervento contrario al piano del paziente porterà quest’ultimo ad allontanarsi dai suoi obiettivi, a essere più ansioso e depresso, meno audace e meno capace di insight. Al contrario, un intervento consono al piano porterà il paziente a sentirsi più sicuro e rilassato, a essere più audace, più capace di insight e ad avvicinarsi di più ai suoi obiettivi. Numerose ricerche empiriche hanno dimostrato che la congruenza degli interventi del terapeuta con il piano del paziente favorisce il buon esito del trattamento.

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